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Per cogliere la maestosità di una grande montagna è necessario allontanarsi da essa e guardarla da una lunga distanza. Allo stesso modo, dopo un’esperienza importante come il Lausanne Younger Leaders Gathering 2016 (YLG2016), c’è bisogno di qualche settimana per digerire tutto e riordinare le proprie idee prima di raccontarlo agli altri. È già passato un mese dal mio rientro in Italia e ciò che segue è il tentativo di articolare le mie impressioni del YLG2016, un evento giovanile globale promosso dal Movimento di Losanna e tenutosi a Giacarta (Indonesia) dal 3 al 10 agosto che ha portato insieme, sotto lo stesso tetto, 1000 giovani leader evangelici provenienti da ogni angolo del pianeta (150 nazioni circa!). In questo resoconto non mi soffermerò particolarmente sui singoli contenuti del congresso, ma piuttosto cercherò di raccontarne la sostanza, e lo farò prendendo in prestito cinque importanti affermazioni neotestamentarie che descrivono bene ciò che ho vissuto in Indonesia insieme agli altri sei giovani Italiani che erano lì con me. Detto questo, però, credo sia utile fermarsi un momento per spiegare alcune cose fondamentali che ci aiuteranno a comprendere meglio il contesto di questo congresso.

Il Movimento di Losanna

Nel 1974 Billy Graham e John Stott (coadiuvati da tanti altri) organizzarono nella città di Losanna (Svizzera) un grande congresso internazionale sull’evangelizzazione del mondo al quale parteciparono 2700 leader evangelici da circa 150 nazioni diverse. Quel raduno storico vide la nascita di due importanti risorse per la Chiesa globale:

La prima è Il patto di Losanna, un solenne documento nel quale i credenti riuniti affermavano la propria fede evangelica comune, confessavano con umiltà i propri fallimenti, e si impegnavano a cooperare con passione, entusiasmo e determinazione per il compimento del grande mandato del Signore Gesù (famosa la frase Tutta la Chiesa deve portare tutto il Vangelo a tutto il mondo). A distanza di più di 40 anni il Patto di Losanna è ancora oggi considerato un documento importante e attuale dai cristiani evangelici di tutto il mondo e una guida per l’impegno missionario di tante organizzazioni e denominazioni evangeliche (pubblicato in italiano da Edizioni GBU).

La seconda grande risorsa scaturita dal congresso di Losanna fu proprio il Movimento di Losanna. La visione, lo spirito e gli obiettivi di quello storico evento, infatti, non morirono con la fine del congresso, ma continuarono anche dopo dando vita ad un vero e proprio movimento che esiste fino ad oggi e il cui obiettivo e ben riassunto nel suo slogan: Connecting influencers and ideas for global mission (in italiano potrebbe esser reso così: Favorire il contatto di persone influenti e di idee per la missione globale). Da allora il Movimento di Losanna ha prodotto importanti articoli su svariate tematiche (Lausanne occasional papers, tutti consultabili on line) e sviluppato degli issue networks, ovvero dei veri e propri gruppi di lavoro che esistono per riflettere su quelle che sono le sfide e le opportunità più grandi per la missione globale, quali le arti, la fondazione di chiese, le altre religioni globali, lo sviluppo della leadership, la cura dell’ambiente, i media, la libertà e la giustizia, ecc. (solo per citarne alcuni). Ma forse le opere più visibili ai tanti che il Movimento di Losanna ha realizzato nel corso degli anni sono stati i congressi globali che hanno seguito il primo di Losanna nel 1974: Manila nel 1989 e Città del Capo nel 2010, al quale ho avuto il privilegio di partecipare come membro della delegazione italiana. Sia in occasione del congresso di Manila che in quello di Città del Capo sono stati pubblicati dei documenti importanti, rispettivamente il Manifesto di Manila e Il patto di Città del Capo (quest’ultimo pubblicato in Italiano da Edizioni GBU)

Questo è il contesto in cui nasce la visione per un primo raduno giovanile globale (Singapore 1987) e poi anche un secondo (Malesia 2006). Quello di quest’anno, che si è tenuto in Indonesia, era il terzo di questa serie di incontri per giovani leader promossi dal Movimento di Losanna. Sperando che il contesto adesso sia un po’ più chiaro, torniamo alle cinque importanti affermazioni neotestamentarie che faranno da scheletro alle mie riflessioni personali.

[Il vangelo] è in mezzo a voi, e nel mondo intero porta frutto e cresce (Colossesi 1:6)

Una delle prime cosa che noti stando insieme a credenti provenienti da altre parti del mondo è che il vangelo porta frutto e cresce fra le nazioni. Dico ciò con lo stupore ingenuo di chi proviene da una parte del mondo dove il Cristianesimo è visibilmente in declino ed è facile cadere nell’errore di credere che in fin dei conti il vangelo non funzioni più come ai tempi di Pietro e Paolo. Una delle sessioni serali del YLG2016 è stata dedicata alle statistiche sulla Chiesa nel mondo e Jason Mandryk, autore del colossale volume Operation World, ci ha accompagnati per mano tra le più grandi sfide e le più grandi opportunità per noi cristiani del ventunesimo secolo. Ciò che emergeva in modo chiaro è proprio la verità che Paolo scrive ai Colossesi: il vangelo sta crescendo e portando frutto nel mondo intero! Che gioia, un’altra sera, ascoltare due pastori cinesi che spiegavano come negli ultimi 10 anni siano riusciti a fondare 200 chiese, o fratelli Nord Africani che raccontavano come la brutalità dello Stato Islamico stia portando tanti musulmani a lasciare la religione di Maometto e abbracciare la fede in Gesù. Prendere parte al YLG2016 è stato come salire in cima a una torre altissima dalla quale è possibile vedere tutte le nazioni della terra, e quando guardi giù vedi, si, alcune parti del mondo dove la Chiesa sta facendo fatica ad andare avanti, ma anche tante altre parti (spesso le più impensabili) dove la Chiesa sta crescendo molto rapidamente. A quanto pare la nostra generazione sta vivendo il momento storico di maggiore crescita della Chiesa nel mondo, eppure dalla nostra prospettiva non ce ne riusciamo a rendere conto. Gloria a Dio per quanto sta compiendo nel mondo intero attraverso il suo vangelo e per occasioni come il YLG2016 che ci permettono di vederlo con i nostri occhi.

[Io] edificherò la mia chiesa (Matteo 16:18)

Questo è un verso molto importante, soprattutto per noi credenti Italiani cresciuti all’ombra imponente del Vaticano. Ma tralasciando la diatriba del primato Pietrino che tutti i cristiani evangelici sono d’accordo nel rifiutare, vorrei soffermarmi sulla grande verità che Cristo stesso si fa carico di edificare la sua Chiesa. Anche questa è una verità che è venuta fuori con potenza nei giorni a Giacarta, per esempio quando un fratello Africano (non specifico il paese per questioni di sicurezza) ex musulmano ha raccontato della sua conversione al Cristianesimo attraverso dei sogni nei quali il Signore Gesù gli si è rivelato in modo chiaro (esperienza, a suo dire, comune a molti dalle sue parti!) e di come recentemente abbia perduto il suo migliore amico per mano di terroristi islamici. La passione per il vangelo stampata sul suo volto e la gioia con cui raccontava di come la sua vita è quotidianamente messa a rischio a causa del vangelo non ti possono lasciare indifferente. O i due pastori cinesi di cui ho parlato poco fa che spiegavano come il loro governo stia imparando che ogni volta che incarcerano un pastore Evangelico non fanno altro che creare un altro eroe della fede in Cina. O la sorella Egiziana che spiegava come il martirio brutale per mano dell’ISIS di 21 cristiani Egiziani sulle coste Libiche nel 2015 stia causando la conversione di tante persone. La causa? Lo zoom, nel video divulgato dall’ISIS, sul volto dei cristiani che mentre vengono sgozzati come agnelli invocano con speranza il nome di Gesù. La Chiesa non è proprietà nostra, appartiene al Signore Gesù ed è lui che la continua ad edificare anche in mezzo alla persecuzione più violenta, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Questa verità biblica è emersa in modo glorioso al YLG2016.

La messe è grande, ma pochi sono gli operai (Matteo 9:37)

È entusiasmante ascoltare storie di come la Chiesa globale cresce nel mondo, ma quando ci si confronta con il globo nel suo insieme non si può fare altro che constatare che il lavoro da fare è ancora parecchio. La messe è ancora grande e gli operai sono ancora pochi. David Platt con un intervento serale molto appassionato ci ha sfidati a fare nostra la santa ambizione che aveva anche l’apostolo Paolo: predicare il vangelo là dove non è ancora stato portato il nome di Cristo (Romani 15:20). I popoli non raggiunti dal vangelo sono ancora tanti, le persone che non hanno mai sentito parlare di Gesù sono centinaia di milioni e c’è bisogno che qualcuno vada per annunciare loro la lieta notizia del perdono di Dio in Cristo affinché possano essere salvati. Prego che molti italiani negli anni a venire possano cogliere la sfida di raggiungere i non raggiunti e donare la propria vita come sacrificio vivente per la causa dell’evangelizzazione del mondo. Ma la messe è grande anche nelle zone del mondo raggiunte dal vangelo! Pensiamo a paesi come il nostro dove il Cristianesimo è conosciuto ma per la stragrande maggioranza delle persone è soltanto una fede nominale senza alcun valore salvifico. C’è bisogno di un’imponente e costante opera di ri-evangelizzazione anche tra quelli che, secondo le statistiche, sono i “popoli raggiunti”. O pensiamo ai grandi problemi che attanagliano l’umanità e che al YLG2016 sono stati presi in considerazione durante le sessioni serali: la povertà nel mondo, l’ingiustizia sociale, il traffico di esseri umani, la corruzione morale, l’ateismo, il materialismo, il terrorismo religioso e persino il disastro ambientale di cui l’uomo è responsabile (molto forte la frase di Marina Silva: “È inconsistente affermare di amare il Creatore mentre distruggiamo deliberatamente il suo creato”). Queste, insieme a tante altre, sono delle grandi sfide a cui la Chiesa globale deve rispondere con il vangelo di Cristo. Guai a noi se ci adageremo sugli allori, perché la messe è ancora grande e gli operai sono ancora pochi. Preghiamo dunque il Signore della messe affinché spinga degli operai nella sua messe… anche dall’Italia!

La fede senza le opere è morta (Giacomo 2:24)

Una sana tensione che si respirava al YLG2016 (e che caratterizza il Movimento di Losanna) è quella tra la proclamazione verbale del vangelo della grazia e le buone opere che dimostrano il vangelo della grazia. Se fossi arrivato a Giacarta convinto che la proclamazione verbale del vangelo sia la chiamata prioritaria della Chiesa di Cristo sarei tornato in Italia convinto che non si può parlare di missione Cristiana se non prendiamo seriamente in considerazione anche l’azione sociale mirata ad alleviare il dolore di coloro che soffrono. Ma d’altra parte, se fossi arrivato a Giacarta convinto che la chiamata principale della Chiesa sia l’azione sociale che non include necessariamente la proclamazione verbale del vangelo per il perdono dei peccati, sarei stato sfidato a comprendere che il male che il peccato causa alla nostra anima è infinitamente più grave e più straziante di qualsiasi dolore che si possa mai affrontare in questa vita, e perciò l’urgenza della proclamazione verbale per il perdono dei peccati rimane. Il Movimento di Losanna prova ad affermare con veemenza che il grande mandato della Chiesa è l’unione di entrambe queste due cose: la proclamazione verbale di un messaggio di perdono e grazia accompagnato da opere caritatevoli che dimostrano l’amore e la misericordia di Dio. Enfatizzare una a scapito dell’altra ci porterà necessariamente su un terreno sdrucciolevole, come la storia ci insegna. Questa è una sfida per tutti noi e ci porta a interrogarci seriamente sul come possiamo vivere la missione in modo veramente olistico nel nostro proprio contesto, proclamando con passione il vangelo della grazia e servendo con umiltà la società in cui le nostre comunità locali sono inserite. La fede senza le opere è morta e perciò la fede che noi proclamiamo deve essere viva, accompagnata dalle buone opere che Dio ha precedentemente preparate per noi affinché le pratichiamo (Efesini 2:10). Il YLG2016 questo l’ha sottolineato bene.

Che siano tutti uno (Giovanni 17:21)

Prima di ogni sessione plenaria al YLG2016 degli ottimi musicisti ci guidavano in un tempo di lode e adorazione a Dio. Devo riconoscere che quelli erano i momenti in cui sentivo di più un forte senso di unità con tutti gli altri partecipanti: insieme, come un sol uomo, a cantare lodi al Dio che ci ha salvati per grazia. Non importava se rappresentavamo 150 nazioni del mondo diverse tra loro per lingua, cultura, colore della pelle e non importava neanche se ognuno di noi rappresentava una frangia del mondo Cristiano Evangelico diversa. In Cristo eravamo tutti uno, proprio come Gesù pregò. Più volte, durante quei momenti di lode, la grande gioia che riempiva il mio cuore mi ha portato alle lacrime per la bellezza e la profondità delle parole che, uniti, cantavamo a Dio. Penso, per esempio, a Facing a task unfinished (Frank Houghton), Build your kingdom here (Rend Collettive), We believe (Newsboys). Ancora una volta Dio mi ha ricordato, mentre ero in Indonesia, come l’unità tra cristiani sia qualcosa molto cara al suo cuore. Anche tra noi Italiani, seppur provenienti da contesti denominazionali diversi, l’unità in Cristo è stata visibile e preghiamo di viverla e nutrirla a lungo anche dopo il YLG2016 affinché sfoci in fruttuose cooperazioni per l’avanzamento del regno di Dio nel nostro paese e oltre. Credo sia utile specificare, però, che l’unità che il Movimento di Losanna procaccia è ben diversa dal vuoto ecumenismo inteso come melting pot di tradizioni cristiane o, peggio ancora, di tutti coloro che si definiscono religiosi. Piuttosto si tratta di unità nella verità evangelica, come anche Gesù chiese nella sua preghiera sacerdotale in Giovanni 17:17: Santificali nella verità: la tua parola è verità. L’unità Cristiana, infatti, va coltivata soltanto dove c’è unità di visione su quelle che sono le verità evangeliche fondamentali, unità che è possibile anche tra coloro che, pur provenendo da denominazioni evangeliche differenti, condividono la stessa base di fede: il vangelo della sola grazia, sola fede, sola Scrittura, solo Cristo per la gloria di Dio soltanto. Al YLG2016, per la grazia di Dio, si respirava un’aria di unità, amore e pace nel vangelo di Cristo.

Conclusione

L’opera inarrestabile del vangelo nel mondo, la crescita esponenziale della Chiesa nonostante la persecuzione, l’urgenza di un impegno missionario nella grande messe di Dio, la complessa missione olistica a cui siamo chiamati e lo stupendo dono dell’unità nel vangelo della grazia sono cinque delle cose che mi rimangono del YLG2016 e di cui farò tesoro. Ringrazio Dio con tutto il cuore per l’opportunità che mi ha dato di prendere parte ad un evento di tale portata e per i sei compagni di viaggio Italiani, insieme ai quali cercherò di trasmettere questi e altri valori alla nostra cara Chiesa italiana.


Sull’autore: Giovanni Donato è nato a Messina 35 anni fa e collabora a pieno tempo con i Gruppi Biblici Universitari (www.gbu.it) nella veste di staff locale, è un membro attivo della Chiesa Cristiana Biblica di Siena (www.ccbsiena.com) e fa parte del Comitato Italiano per il Movimento di Losanna. È sposato con Hannah (UK) e insieme hanno tre figli: Isabella (4), Luca (3) e Giorgia (10 mesi). Da ormai 10 anni vivono felicemente nella bella città di Siena. Per contattare Giovanni: giovannidonato@gbu.it