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WEBINAR del Movimento di Losanna

WEBINAR del Movimento di Losanna

È partito a settembre una nuova iniziativa del Movimento di Losanna in Italia. Lindsay Brown ci ha guidati in una riflessione (su Zoom) sulla Missione Contemporanea (ad un decennio dall’Impegno di Città del Capo). Sono previsti altri tre webinar: uno al mese – Missione & Lavoro (Rizza), Missione & Media (Donato) e Missione & Arte (Gilmore). L’idea è semplice: partire dalle frasi dell’Impegno per poi esplorare in un contesto interattivo, live, vari risvolti sul soggetto con un’applicazione contestuale per noi, qui in Italia.

Sotto le sezione ‘Eventi’ trovi i dettagli dei webinar e i Moduli per iscriverti. Perché non invitare altri? Una bella occasione di approfondimento e scambio.

CONTRASTARE IL RAZZISMO CON DOLORE, PENTIMENTO E SPERANZA

CONTRASTARE IL RAZZISMO CON DOLORE, PENTIMENTO E SPERANZA

AFFERMIAMO. CONFESSIAMO. DUNQUE PIANGIAMO.

Ecco la dichiarazione del Movimento di Losanna sul razzismo in questi tempi.

“In quanto leader del Movimento di Losanna, abbiamo il cuore a pezzi. Abbiamo ascoltato le storie di ingiustizia e di discriminazione razziale perpetrate a livello individuale e collettivo. Abbiamo udito il pianto di coloro che hanno perso persone care a causa di violenze e brutalità. Siamo rattristati di fronte a manifestazioni di cuori duri da parte di leader che non ammettono le proprie responsabilità, né vedono le questioni sistemiche e le ingiustizie storiche che hanno alimentato le ineguaglianze sociali e la rovina di intere comunità e generazioni…” 

SCARICA QUI LA DICHIARAZIONE COMPLETA: CONTRASTARE IL RAZZISMO CON DOLORE, PENTIMENTO E SPERANZA

Lausanne Europe 2020: Il Vangelo Dinamico – una Nuova Europa

Lausanne Europe 2020: Il Vangelo Dinamico – una Nuova Europa

Lausanne Europe 2020: Il Vangelo Dinamico – una Nuova Europa

21-25 ottobre 2020

Wisla, Polonia

Quaranta cinque anni dopo il primo, storico Congresso di Losanna, un’altra significativa conferenza di Losanna avrà a breve di nuovo luogo in Europa.

Dal 21-25 ottobre 2020 a Wisla, in Polonia: “Lausanne Europe 2020: Il Vangelo Dinamico – una Nuova Europa” porterà insieme leader Evangelici, incluso leader di chiese, ministeri, agenzie missionarie, dal mondo del lavoro e dall’ambito accademico. Insieme ci sarà un’opportunità di riflettere, pregare, e considerare come potremmo lavorare insieme per rendere testimonianza a Gesù Cristo oggi in Europa.

Lausanne Europe 2020 è l’evento centrale di una conversazione più ampia che comprenderà gruppi di lavoro pre-conferenza, ricerca, pubblicazioni, risorse online, e reti post-conferenza. Saremo in partenariato con la Conferenza della IFES “Revive Europe” e includeremo tanti altri partner Evangelici. Ci aspettiamo che metà dei partecipanti saranno giovani leader. La conferenza cercherà di onorare ‘lo spirito di Losanna’ con un’enfasi posta sulla preghiera, lo studio, il partenariato, la speranza e l’umiltà — con un’impegno deciso per l’evangelizzazione dell’Europa.

La partecipazione a questo evento avviene solo su invito. Per altre informazioni, vistate: https://www.lausanneeurope.org oppure contattate: info@lausanneeurope.org.

GLOBAL WORKPLACE FORUM 2019 – una testimonianza

GLOBAL WORKPLACE FORUM 2019 – una testimonianza

Dal 25 al 29 giugno ho partecipato in Manila al Global Workplace Forum 2019 organizzato dal Movimento di Losanna, movimento nato sotto gli auspici di Bill Graham e di John Stott. Alla conferenza hanno preso parte circa 800 partecipanti, provenienti da 109 differenti paesi. Dall’Italia eravamo presenti in due.

La mattina, fino all’ora di pranzo, tutti i partecipanti sono stati coinvolti nelle sedute plenarie che hanno previsto la lettura e meditazione di alcuni capitoli del libro di Daniele ed il successivo approfondimento della teologia del lavoro nella Bibbia, nonché di casi reali. Siamo stati esortati a vivere ed affermare la nostra chiamata sul posto di lavoro, ad elevarne gli standard di eccellenza, ad espandere l’influenza del Regno in ogni sfera della società. Per ‘posto di lavoro’ non deve intendersi solo quello retribuito, infatti nel corso della conferenza è stata dedicata un’intera sessione al lavoro svolto in casa (dalle mamme casalinghe), al lavoro non retribuito di assistenza agli anziani e della propria famiglia. Due donne hanno raccontato la loro esperienza di mamme casalinghe, le sfide e l’opportunità di dare gloria a Dio anche attraverso questo lavoro svolto al servizio della propria famiglia. La chiamata al riposo è stata anch’essa oggetto di approfondimento. La chiave non è data dalla quantità di riposo, ma dalla sua qualità.

Tutti i partecipanti sono stati distribuiti in tavoli differenti e formati omogeneamente. In particolare, il mio tavolo era composto da altri avvocati provenienti da diverse parti del mondo: Sri Lanka, Regno Unito, Filippine, USA. Alla conferenza erano presenti altri avvocati collocati in altri tavoli, con cui ho avuto modo di parlare e di confrontarmi in occasione delle comuni attività pomeridiane a cui abbiamo partecipato.

Al Global Workplace Forum è stata data ai partecipanti la possibilità di personalizzare la singola partecipazione offrendo l’opportunità di partecipare a singole sessioni su particolari tematiche, ad escursioni, a laboratori di apprendimento, al fine di trasformare le idee in qualcosa di concreto e pratico.

Altra sessione cui ho partecipato è stata quella del “Tentmaking and the Workplace” (“Fabbricatori di tende e posto di lavoro”), che è il ministero che mira a fare sì che la nostra professione secolare possa essere usata sul nostro posto di lavoro, in paesi stranieri diversi da quelli di origine, per portare il Vangelo a gruppi di persone non raggiunte da esso. Il concetto di fabbricatore di tende deriva proprio dalla vita, dal ministero e dallo stile di vita di Paolo. Paolo ha lavorato sodo e ciò era visibile a tutti. In questa sessione l’attività di tentmaking è stata presentata come alternativa al modello tradizionale delle missioni, oltre che economicamente più sostenibile per le chiese.

Riassumendo, posso dire che nel Global Workplace Forum le tematiche sono state ben trattate ed approfondite da relatori davvero preparati.Sono i singoli interventi, le singole esperienze dei relatori, l’esempio di vita di Daniele, il confronto con altri fratelli e sorelle in Cristo ad avermi incoraggiata, ad avermi fatto riflettere per esempio sulla necessità di fissare dei confini, sulla necessità del riposo, sulla necessità di guardare indietro a ciò che Dio ha già fatto e di non sprecare quanto già ricevuto. Sono felice di avere avuto la possibilità di conoscere altri avvocati provenienti da ogni dove, cui ho chiesto consigli pratici, cui ho sottoposto soggetti di preghiera, con cui ho pregato e con cui ho il desiderio di rimanere in contatto. E’ straordinario sapere di fare parte di un unico corpo (la chiesa) che condivide la stessa missione di portare tutto il Vangelo a tutto il mondo, anche se esercitata in posti di lavoro e contesti differenti.

Damaris Marletta

Raggiungere la Nuova Cultura Globale Giovanile

Raggiungere la Nuova Cultura Globale Giovanile

Un recente studio condotto nel Regno Unito ha dimostrato che il 71 percento dei giovani tra i 18 e i 24 anni afferma di non avere alcun tipo di credo religioso. [1] Secondo Operation World, una crescente maggioranza di paesi Europei, inclusa la Francia, la Repubblica Ceca e la Spagna, sono composti da meno dell’uno per cento di cristiani evangelici. [2]

Secondo il libro Churchless, “Più di un terzo degli adulti americani si reputano secolari nel credo e nella pratica.” Ciò significa che circa 156 milioni di americani non frequentano una chiesa.” [3]

Gran parte dell’ex mondo “cristiano” si sta lasciando le proprie radici alle spalle ed è dominato dal secolarismo (morto alla religione) e relativismo (morto alla verità). La Bibbia non è più considerata una bussola morale; piuttosto, ognuno è libero di decidere da sé cosa sia giusto e cosa no. I giovani vedono la chiesa come qualcosa di poco affine alla loro vita quotidiana: una tradizione del passato ora morta e vuota.

   La secolarizzazione, una tendenza fortemente legata alla globalizzazione della cultura tra la gioventù urbana, non è limitata a zone post-cristiane come l’Europa o gli Stati Uniti. Essa sta causando un impatto sulle culture nei centri urbani di ogni regione del mondo, incluso il Medio Oriente, l’Asia, e l’Africa. Questa generazione, connessa dal consumismo, i social media, e l’industria dell’intrattenimento, costituisce la più grande cultura globale mai esistita. In Medio Oriente, ad esempio, sta emergendo un’intera nuova generazione influenzata dal secolarismo globale. Questa è una generazione molto ferrata sulle tecnologie moderne, e molto coinvolta nelle tendenze musicali e artistiche globali. Nonostante il tumulto politico e sociale che ha caratterizzato la zona, questi giovani sono pieni di energia, altamente innovativi, e creativi. Allo stesso tempo, sono diventati sempre più sospettosi dei valori culturali e religiosi tradizionali, aspirando invece a un cambiamento e un nuovo modo di vivere.

  Presentandosi sia come una sfida che come un’opportunità in termini di evangelismo, questa cultura emergente richiede nuovi modelli e approcci missionali, visto che gli sforzi tradizionali in questa regione tendono a concentrarsi su valori e visione del mondo appartenenti alla generazione precedente. Al cuore di ogni cultura ci sono le idee fondamentali che ne formano la visione del mondo. Per la cultura giovanile globalizzata, le idee fondamentali sono secolarismo, relativismo, e tolleranza. Viviamo in un periodo di connessione senza precedenti. I media principali, le strategie economiche globali, e, soprattutto, Internet hanno eroso i confini culturali.

La cultura giovanile è più omogenea che mai, e si sta avviando verso l’essere una cultura davvero globalizzata.

Secolarismo

È importante comprendere che il secolarismo non si identifica con la totale assenza di Dio. Il secolarismo è più accuratamente caratterizzato dalla marginalizzazione e privatizzazione della spiritualità. [4] I giovani non stanno consapevolmente rifiutando Dio per sé; semplicemente non ci pensano. Questi giovani post-Dio sono stati adeguatamente etichettati “i nessuno” (in inglese, “the nones” NdT) – una generazione senza affiliazioni religiose. 

  La religione e il Cristianesimo sono irrilevanti per la loro vita quotidiana. Nella migliore delle ipotesi, vedono Gesù come una brava persona o un insegnante, mentre, nella peggiore, come un simbolo di repressione e bigottismo. Circa il 60 percento dei millennials considera il Cristianesimo come “moralista” e il 64 percento sostiene che il termine “anti-gay” descriva al meglio le chiese di oggi. [5] False percezioni di Dio che conducono ad una secolarizzazione di massa costituiscono la più grande sfida nelle chiese d’oggi. Non solo la religione è stata relegata ai margini della rilevanza sociale, ma è diventata anche qualcosa di strettamente privato.

Relativismo

La seconda visione del mondo che definisce la cultura secolare è il relativismo. Relativismo è l’idea che non vi sia una verità trascendente e quindi nessuna morale universale. Concetti come giusto e sbagliato, giustizia e dovere, sono costrutti sociali e, in fin dei conti, illusori. Messa da parte l’etica tradizionale, il relativismo è un pilastro assoluto della cultura giovanile. “Tu mantieni la tua opinione e io la mia” è lo slogan dei giorni nostri. Non deve avere un senso; la cosa importante è non violarlo.    Ironicamente, l’unica verità non relativa è che la verità è relativa. La gente secolare non ha problemi ad abbracciare due prospettive che si escludono a vicenda, se questo li aiuta a vivere come vogliono. È la classica filosofia della “botte piena e moglie ubriaca” Il relativismo è diventato una forza dominante radicata nelle menti dei giovani.

   Allan Bloom in “The Closing of the American Mind” (La chiusura della mente americana, NdT), sottolinea quanto segue: c’è solo una cosa di cui un professore può essere certo, cioè che quasi ogni studente che entra all’Università crede, o dice di credere, che la verità sia relativa. Se questa convinzione viene messa alla prova, uno potrà contare sulla reazione degli studenti: saranno incapaci di comprendere. Il fatto che qualcuno consideri questa proposizione come qualcosa non di ovvio li sconvolge, come se stesse mettendo in discussione che 2+2=4. [6] Se portato a una logica estrema, il relativismo morale condurrebbe al male assoluto e a un totale collasso della società, eppure questo non è ancora successo. Questo perché nessuno vive come se il relativismo fosse vero. Le nozioni di giusto e sbagliato, dovere, onore e giustizia sono temi familiari nell’intrattenimento e nella cultura popolare, evidenza del più grande rifiuto del relativismo come modo concreto di vivere.

   Anche gli scrittori secolari sembrano essere d’accordo. Consideriamo i pensieri di Helen Rittelmeyer, autrice dell’American Spectator, che afferma,

“Sofisticate scalatrici di classifiche come Katy Perry e Ke$ha, non si comportano come se volessero essere giudicate dalla brutale onestà della loro autoespressione, e non lo vogliono nemmeno tesori indie come i Decemberists. Per quanto riguarda il cinema, gli anti-eroi sono passati di moda e sono tornati gli eroi. Virtù, autorità, legge e ordine sono tutte in voga, come attestano i conti bancari di Chris Nolan, J.K. Rowling e Marvel Comics.” [7]

   È quasi impossibile trovare qualcuno davvero dedito al relativismo morale ad Hollywood e altrove. Ciò che si trova in abbondanza, comunque, è gente che afferma che la morale è relativa eppure vive come se non lo fosse. I giovani secolari non hanno abbandonato morali e doveri; piuttosto, hanno rifiutato le ancore morali e i punti di riferimento tradizionali, creando un sistema di valori tutto loro. Jonathan Merrit sostiene nel The Atlantic che “anziché essere centrata su valori di genere, della famiglia, rispetto per le istituzioni e devozione religiosa, essa [la nozione moderna di moralità] orbita attorno a valori come la tolleranza e l’inclusione. Il nuovo codice ha creato un momento paradossale, nel quale tutto è tollerato tranne che l’intollerante e tutto viene incluso tranne che l’esclusivo.” [8]

   Il relativismo è una caratteristica importante e unificatrice tra i giovani secolari nella teoria ma non nella pratica. Sebbene non abbia prodotto i mostri morali e i nichilisti filosofici come avrebbe dovuto, ha fatto sorgere un’altra convinzione fondamentale dei giovani secolari: la tolleranza.

Tolleranza 

Ci viene detto di essere aperti di mente, e questa è una cosa all’apparenza nobile. Ogni idea, convinzione, e visione è uguale è dovrebbe essere rispettata da tutti e ovunque. Non serve un filosofo professionista per vedere la natura contraddittoria di questa ideologia. La tolleranza è l’estensione logica del relativismo, e ne condivide l’incoerenza. Dopo tutto, chiedere tolleranza verso ogni visione del mondo non è molto tollerante. Come fa notare D.A. Carson, “[Apertura mentale] non significa più che uno possa avere una visione solida ma con l’impegno di ascoltare onestamente argomentazioni che la controbilancino. Piuttosto, significa avere un impegno dogmatico verso la convinzione che considerare un qualsiasi punto di vista sbagliato sia improprio e di vedute ristrette.” [9] Improvvisamente la tolleranza non è così tollerante. 

   La miglior forma di tolleranza risiede nell’abilità o volontà di ascoltare persone che detengono convinzioni o opinioni diverse dalle nostre. In passato, le persone erano sacre, mentre le idee potevano essere oggetto di dibattito. Oggi, la tolleranza tutela le idee e attacca le persone. Questo ha creato un clima di conformità. La gente non ha più la libertà di pensare criticamente riguardo certe questioni e giungere a delle conclusioni proprie, per la paura di essere rifiutata o maltrattata. La tolleranza improvvisamene non è così tollerante.

   In una cultura dominata da secolarismo, relativismo, e tolleranza (almeno nella sua definizione e applicazione liberale), non c’è da meravigliarsi del fatto che il Cristianesimo, con le sue verità e assoluti, sia incompatibile con la cultura secolare. Sempre più giovani rifiutano il Cristianesimo perché seguire Gesù vuol dire nuotare contro la corrente dei nostri tempi: la strada è troppo stretta, il costo troppo alto.

Come seguaci di Gesù, è chiaro che dovremmo rispondere – ma come?

  1. Rispondiamo sviluppando relazioni autentiche. Usciamo dal nostro ghetto cristiano, sviluppiamo relazioni autentiche con i non credenti, facciamo loro delle domande, e ascoltiamo davvero. L’isolamento è nostro nemico. Dobbiamo reintegrarci nella cultura secolare ed eliminare le differenze superficiali che ci mantengono isolati e irrilevanti. La vita di Gesù dimostra un delicato equilibrio: essere parte della cultura senza esserne contaminati.
  2. Rispondiamo sfidando con gentilezza le presupposizioni. Aiutiamoli a vedere come credere in Dio sia razionalmente valido, storicamente accurato, e filosoficamente sensato. Dimostriamo che, al contrario dell’umanismo secolare, la nostra fede è internamente consistente e corrisponde al modo in cui davvero sperimentiamo la vita.
  3. Rispondiamo cercando Dio. Preghiamo come non abbiamo fatto prima. Lasciamo che sconvolga la nostra routine. Chiediamo cose impossibili e domandiamo che Dio si muova potentemente attraverso le nostre vite, e non smettiamo di farlo finché non risponde.
  4. Rispondiamo superando la paura. Predichiamo la croce con franchezza, corriamo dei rischi, guidati dallo Spirito, e non aspettiamo. Ci potrà sembrare di avere tutto il tempo del mondo, ma in realtà non è così. Paolo ci ricorda in Efesini 5:15-16, “Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; recuperando il tempo perché i giorni sono malvagi.”

Il tempo stringe e i bisogni sono grandi. E’ tempo di agire!

 

Note di fine pagina

[1] Tom Powell, “More than half of Britons ‘have no religion’, survey reveals,” Evening Standard, September 4, 2017, https://www.standard.co.uk/news/uk/more-than-half-of-britons-have-no-religion-survey-reveals-a3626896.html. ↑

[2] Jason Mandryk, “France,” Operation World, 2018, http://www.operationworld.org/country/fran/owtext.html; Jason Mandryk, “Czech Republic,” Operation World, 2018, http://www.operationworld.org/country/czec/owtext.html; Jason Mandryk, “Spain,” Operation World, 2018, http://www.operationworld.org/country/spai/owtext.html. ↑

[3] George Barna and David Kinnaman, Churchless (Carol Stream, IL: Tyndale Momentum, 2014), 16. ↑

[4] D. A. Carson, The Gagging of God, (Grand Rapids, MI: Zondervan, 1996), 37. ↑

[5] Dr. Alex McFarland, “Ten reasons millennials are backing away from God and Christianity,” Fox News, 2017, https://www.foxnews.com/opinion/ten-reasons-millennials-are-backing-away-from-god-and-christianity. ↑

[6] Allan Bloom, The Closing of the American Mind, (New York, NY: Simon and Schuster, 1987), 19. ↑

[7] Helen Rittelmeyer, “Moral Relativism, R.I.P.,” The American Spectator, 2012, https://www.theatlantic.com/politics/archive/2016/03/the-death-of-moral-relativism/475221/. ↑

[8] Jonathan Merritt, “The Death of Mor
al Relativism,” The Atlantic, 2016, https://www.theatlantic.com/politics/archive/2016/03/the-death-of-moral-relativism/475221/. ↑

[9] D. A. Carson, The Gagging of God, (Grand Rapids, MI: Zondervan, 1996), 35. ↑

Ben Pierce www.steiger.org/benpierce è un missionario con Steiger International, missione chiamata a raggiungere e discepolare la cultura globale per Gesù. Serve anche come cantante e chitarrista per la rock band internazionale, No Longer Music. Ben presenta un podcast settimanale, chiamato Provoke & Inspire (Provoca & Ispira NdT), ed è autore del nuovo libro Jesus in the Secular World: Reaching a Culture in Crisis (Gesù nel mondo secolare: raggiungere una cultura in crisi NdT). Collabora con la nuova iniziativa del Movimento di Losanna sulla Secolarizzazione Globale.